Maras: a El Salvador e in Honduras la tregua è finita

AFP PHOTO / Marvin RECINOS

Lo chiamano ¨impuesto de guerra¨, la tassa di guerra e può ricadere su tutti: commercianti, tassisti, aziende, liberi professionisti anche semplici cittadini. Chi vuole esercitare una qualsiasi attività in uno dei loro quartieri deve pagare, altrimenti deve aspettarsi il peggio. Le maras hanno ripreso forza, sia a El Salvador che in Honduras, dopo un paio di anni di difficile tregua. I capi storici, quasi tutti in galera, hanno per mesi negoziato con le autorità chiedendo ed ottenendo un trattamento meno duro a cambio della tregua nei quartieri delle città. Dagli ultimi mesi dello scorso anno la pace, fittizia e mal tollerata dai nuovi leader, è sfumata. Sono riapparse le estorsioni e con esse le esecuzioni sommarie. In sintesi, estrema sintesi, chi non paga muore e muore male, accoltellato, bruciato, torturato, la crudeltà eccessiva che si erge a monito. Colpisce la trasversalità dell’estorsione, che colpisce chi ha e, soprattutto, chi non possiede quasi nulla. Un esempio. A San Pedro Sula, in Honduras, i mareros non solo chiedono il pizzo di diecimila dollari alle direzioni delle aziende degli autobus, ma anche agli autisti, che si devono autotassare di venti o trenta dollari la settimana per poter portare a casa lo stipendio senza rischiare la vita. Chi vive nei quartieri marginali, quelli che sono sotto il controllo della mara, sa che pagare è l’unica maniera per sopravvivere. Inutile chiedere aiuto alla polizia, come inutili sono risultate le misure estreme, che appaiono periodicamente in periodi elettorali, come quelle di portare l’esercito o i corpi speciali nei quartieri a compiere retate sterili ed estemporanee. Perché alla fin fine, quella che vince è l’abitudine, l’abitudine all’emergenza, al fatto che bisogna pagare il pizzo se si vuole salvare la pelle. Una vittoria della mara, una sconfitta della società civile, per quegli Stati centroamericani che hanno ormai accettato i mareros come un dato di fatto, quasi una necessità per poter giustificare le misure eccezionali in quanto a sicurezza. Spendere per gli eserciti, per la sicurezza privata, per le armi: in fin dei conti, a diversi settori la presenza delle maras conviene. È una questione di soldoni per questi settori e l’emergenza rende.
I dati dicono che l’Honduras, a causa delle maras, ha riportato nel 2014 il più alto indice di morti violente nel mondo (68 su 100.000 abitanti) nella classifica riferita alle zone non interessate da conflitti bellici. El Salvador, che ha il trademark delle bande più pericolose –la MS 13, per esempio, la pericolosissima Mara Salvatrucha- non gli sta dietro. Dalla fine della tregua l’indice di omicidi è tornato altissimo, vicino ai numeri del paese vicino, un 50% in più del 2013, l’anno in cui ha funzionato il cessate al fuoco. Quella della tregua è stata un’occasione persa, su cui ancora oggi si discute e che ha lasciato come eredità un dibattito diventato anacronistico e la violenza estrema che si vive oggi nelle periferie. Lo Stato salvadoregno ha cercato la tregua, ma non ha saputo dare risposte. L’idea di fondo è sempre stata quella di smantellare le pandillas, ma senza un progetto o un programma a lungo termine, dove i mareros non potevano essere accettati come agenti qualificati per negoziare. La posizione dello Stato è sempre stata chiara: con chi delinque non si dialoga. Senza benefici, che non andassero oltre un regime carcerario più mite, i mareros hanno abbandonato ogni velleità pacifica. Le chiese –cattolica ed evangelica-, alcune associazioni, hanno apportato programmi di recupero, come iniziative sporadiche che hanno cercato il recupero di alcuni gruppi di pandilleros, ma anche queste vivono su una sottile linea, osteggiate da entrambe le parti.
Il confronto, insomma, che tanto difficilmente si stava cercando di avviare, si è trasformato in scontro aperto. In Honduras, il programma organizzato dall’esercito ¨Guardianes de la Patria¨ spinge bambini e adolescenti dei quartieri periferici a partecipare a iniziative nelle caserme, dove vengono inculcati dubbi valori morali e religiosi, nonché stage sulla conoscenza delle armi. Un’educazione militare per chi potrebbe terminare nella mara, la risposta occhio per occhio, dente per dente per alimentare i conflitti urbani delle generazioni future.

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