L’evasione del Chapo Guzmán: cronaca di una fuga annunciata

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Il Chapo Guzmán è di nuovo scappato. Se c’era bisogno di alimentare ancora di più la leggenda di primula nera del narcotrafficante più potente e famoso del mondo e al tempo stesso burlare l’ormai internazionalmente ridicolizzato sistema giudiziario messicano, questa fuga c’è riuscita perfettamente. Il Chapo è evaso dal carcere di Altiplano, nei pressi di Toluca, dove era recluso da poco più di un anno, attraverso un tunnel che dal bagno del detenuto portava all’esterno del penitenziario. Una fuga che sembra più appartenere all’ampia letteratura cinematografica piuttosto che alla realtà, soprattutto se si pensa che Altiplano è un carcere di massima sicurezza ed è vigilato da centinaia di agenti. Ma una cosa è scappare ed un’altra è lasciarsi scappare un detenuto. Il Chapo conosceva perfettamente la planimetria del carcere, visto che per raggiungere il tunnel (un chilometro e mezzo di galleria in pvc, con ventilazione ed impianto elettrico) è passato attraverso i condotti che si snodavano sotto il suo bagno e si è potuto allontanare contando sull’allarme dato con chissà quante ore di ritardo. Chi ha scavato, poi, ha scavato tranquillo: il tunnel terminava in una casa in costruzione.
La fuga del Chapo era stata annunciata giusto un anno fa dal figlio Iván Archivaldo, che l’aveva promessa dal suo account su twitter (sì, perché ormai funziona così): ¨vi prometto che il Generale tornerà presto tra noi¨, segno che la planimetria del carcere era già stata consegnata e che il piano era in corso. Cinque giorni fa, la conferma, sempre via twitter: ¨Todo llega para quien sabe esperar¨. Chi ha aspettato, insomma, è stato accontentato. Peña Nieto, il presidente, aveva detto nei giorni seguenti all’arresto che una nuova fuga di Guzmán sarebbe stata imperdonabile. Il video di quella dichiarazione è tornato a circolare, come per incanto, nelle reti sociali da ieri. A fuga avvenuta, il presidente per ora tace.
Il Chapo Guzmán, che già nel 2001 era riuscito a perpetrare un’altra clamorosa evasione dal carcere di Puente Grande, nascondendosi tra la biancheria sporca, torna quindi ad essere el más buscado, il ricercato sulla cui testa torna a ondeggiare, come nei ritratti del vecchio West, la taglia da sette milioni di dollari. Guzmán dovrà rimettere ordine nella sua organizzazione, che ha risentito il contraccolpo del suo arresto. FBI e polizia messicana dal febbraio 2014, quando il capo fu arrestato a Mazatlán, hanno potuto dipanare l’ingarbugliata rete di affari del vasto impero del cartello di Sinaloa, che opera in dieci differenti paesi ed in svariati settori per coprire il traffico di cocaina –edilizia, turismo, beni immobili, centri commerciali, un po’ di tutto-. L’operazione di smantellamento ha portato a vari arresti eccellenti, non solo tra i luogotenenti del Chapo, ma anche di vari imprenditori e politici di differenti nazionalità, che si prestavano a occultare le attività criminali di Guzmán. La fuga rimette tutto in gioco: con il capo libero, il cartello di Sinaloa ritorna ad essere potente e pericoloso.

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