La fine del male: è morto Manuel Contreras

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Non gli sarebbe bastata una vita per scontare gli anni di galera che gli erano stati comminati. Il Mamo Contreras, dovrebbe rinascere almeno altre dieci volte e passare la sua esistenza tra le sbarre per pagare i suoi misfatti, frutto di un’esistenza corrotta. Contreras è stato uno di quei personaggi di cui è farcita la storia del Novecento latinoamericano, epigoni di una visione distorta della Storia, assassini, stupratori, torturatori, stragisti, psicopati protetti e resi intoccabili dalla divisa e dalla forza del branco. Mamo il torturatore è morto senza mai rinnegare tutto il male provocato, rivendicando anzi la legalità e la validità dei misfatti commessi. Nei suoi giorni di prigionia, iniziati venti anni fa, nel 1995, mai un pentimento, semmai un attacco dopo l’altro, con l’acredine di sempre, ad accusare i comunisti, i progressisti, la democrazia, i suoi stessi compagni, i camerati rei di averlo abbandonato al proprio destino.
Contreras era la feccia. Una feccia che ci ha messo 86 anni a consumarsi. La sua missione era quella di ¨estirpare il marxismo dalla faccia della Terra¨, -i membri e simpatizzanti della Unidad Popular- compito per il quale non esitò ad usare ogni metodo, dalle torture più efferate all’omicidio. Per ogni crimine, secondo le sue stesse parole, seguiva ordini direttamente impartitigli dal presidente, il dittatore Pinochet. Un fedele cane da caccia, Contreras, obbediente oltre il limite, visto che alla fine non furono solo socialisti e marxisti ad essere disciplinatamente eliminati ma anche i difensori della legalità di un Cile che sbroccava nell’assolutismo. Su tutti, l’omicidio del generale Prats, ordito in combutta con l’altro padrone di Contreras, la CIA o quello di Orlando Letelier, simbolo del Cile civilista in esilio.
Eppure, a sentire Manuel Contreras, il golpe e gli anni della dittatura sono stati tergiversati. Villa Grimaldi? Mai stato un centro di tortura. I desaparecidos? Uccisi in combattimento e regolarmente sepolti nel Cementerio General di Santiago. Il golpe? Necessario per salvare la patria. Le torture? La Dina non torturava. Il rapporto Rettig, che ha enumerato i nomi di 1500 persone eliminate direttamente dalla Dina? Un documento pieno di bugie. Negare. Per Contreras la parola d’ordine è stata quella di negare ogni evidenza e creare così una verità alla quale, nei giorni della sua senilità, avrà pure creduto.
Alla fine, è stato abbandonato da tutti. Lo abbandonò Pinochet, lo fecero i camerati e la destra cilena, e lo fece anche il presidente Piñera, nel 2003, conservatore e con esplicite simpatie verso gli anni della dittatura, che lo privò dei lussi del carcere Cordillera –villetta a schiera ed ogni comodità a portata di mano-. Alla fine è morto accompagnato solo dal figlio, un altro che dice peste di desaparecidos e sinistroidi. Solo e abbandonato, quindi, ma per le strane vie della giustizia cilena con il grado di generale bien puesto sulle spallette. Squilibrato fino all’ultimo, aveva chiesto gli onori da militare per i suoi funerali. In cambio, in mezzo mondo, i cileni hanno stappato centinaia di bottiglie di champagne: se n’è andato il peggiore.

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