Elezioni Haiti, apatia e poca voglia di democrazia

Chi si ricorda di Haiti? Pochi, quasi nessuno. Ogni tanto un terremoto, ogni tanto uno scandalo, ogni tanto un’epidemia, ogni tanto un reportage che descrive le miserrime condizioni di vita di più di dieci milioni di persone. Ogni tanto, appunto, ci si ricorda di Haiti, soprattutto quando succede un disastro. Le elezioni di oggi, per esempio, non se le è ricordate quasi nessuno. Eppure, si vota e, con quasi quattro anni di ritardo, per il rinnovo della Camera dei deputati e di due terzi del Senato. Appuntamento importante, perché questa del 9 agosto è la prima delle tre tornate elettorali di quest’anno a cui sono chiamati ad assistere gli haitiani, che sceglieranno il nuovo presidente il prossimo 25 ottobre e le giunte comunali il 27 dicembre. Un notevole passo avanti in materia di diritti, visto che dal 2011, quando si tennero le ultime presidenziali, con l’elezione di Martelly che da allora governa per decreto, non ci sono stati altri eventi partecipativi. Queste tre elezioni permetterebbero di cambiare e di rinnovare l’intera classe dirigente del Paese in soli quattro mesi.
Occasione unica, peccato che gli haitiani, però, non sembrano essere interessati ai richiami della democrazia. Alla vigilia del voto i segnali non sono stati incoraggianti. L’entusiasmo che dilagava lo scorso marzo, all’indomani dell’annuncio di questa tornata elettorale, con l’adesione record di 1800 candidati e 105 partiti per 129 posti in parlamento si è dileguato in fretta. L’apatia è tornata padrona in poco tempo e su questa prova generale di democrazia ha regnato il disinteresse. Secondo i pochi sondaggi realizzati, l’indifferenza si materializzerebbe con un 20% di partecipazione al voto, un numero di votanti perfino minore a quello fatto registrare nelle presidenziali del 2011. Insomma, alle urne andrebbe solo un haitiano su cinque.
Ci sono stati pochi comizi e le campagne elettorali sono state ridotte al minimo. Le violenze no, invece. La vigilia si è conclusa con 5 morti e 26 feriti, perché poi politica e violenza vanno a braccetto. Secondo le organizzazioni per la difesa dei diritti umani, queste elezioni sono state l’occasione per consegnare ai ‘simpatizzanti’ dei partiti un numero considerevole di armi illegali. Ognuno, insomma, difende i propri ideali a colpi di pistola. Stando così le cose, sia oggi che per i prossimi due appuntamenti, è probabile che gli haitiani, invece di andare a votare, se ne rimangano a casa a consumare riz et pois. Atteggiamento che, se ce ne fosse ancora bisogno, ci ricorda quanto estesa sia la breccia tra l’esecutivo ed il paese reale.

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