Elezioni Guatemala: a destra, anzi ancora più a destra

O a destra o ancora più a destra. Queste sono le indicazioni che hanno lasciato le elezioni presidenziali tenutesi ieri in Guatemala. Svoltesi in un clima convulso, marcato dalle dimissioni in settimana e dal conseguente arresto del presidente in carica Otto Pérez, coinvolto in uno scandalo di corruzione, le elezioni hanno premiato, com’era da attendersi, il populismo più becero ed esasperato.
Jimmy Morales, 46 anni, attore comico è risultato il più votato, con 24%. Sostenuto dall’estrema destra e da un partito, il Frente de Convergencia Nacional, che raggruppa ex militari vincolati alla violazione dei diritti umani, Morales, da esordiente, si è visto avvantaggiato dagli avvenimenti di questi giorni, che hanno logorato la fiducia dell’elettorato nei confronti della politica tradizionale.
Il suo rivale nel ballottaggio del 25 ottobre sarà quasi sicuramente Manuel Baldizón, un imprenditore di 45 anni, vincolato con il narcotraffico e battezzato dai giornali il ¨Berlusconi del Petén¨, -dalla regione da cui proviene-. Per lui, il 19,40% dei voti. A rimanere fuori, per una manciata di preferenze, circa cinquemila, è toccato a Sandra Torres, la rappresentante della timida socialdemocrazia locale, ex moglie dell’ex presidente Álvaro Colom. Un’esclusione con il condizionale, in attesa dei ricorsi e di un quasi inevitabile riconteggio.
Il Guatemala, paese di 16 milioni di abitanti, possiede ancora oggi il 62% della popolazione afflitta dalla povertà oltre a vantare altri tristi primati sulla criminalità e sul sottosviluppo. Otto Pèrez, l’ex generale eletto nel 2012, aveva promesso di debellare le deficenze strutturali. Il suo mandato, invece, è finito proprio su quella corruzione che aveva promesso di combattere. Pérez è ritenuto l’ultimo anello di una rete di corruzione e frode fiscale che ha decimato il suo gabinetto, a cominciare dalla vice presidente Roxana Baldetti rinchiusa da due settimane in un carcere della capitale. Le alte cariche dello Stato sono coinvolte in uno scandalo denominato ¨La Linea¨, reso pubblico dalla Commissione Internazionale contro l’Impunità, un organismo avallato dalle Nazioni Unite che lavora in appoggio ai ministeri pubblici guatemaltechi. Pérez si dichiara estraneo ai fatti, ma la sua posizione è compromessa da una serie di intercettazioni telefoniche che ne dimostrerebbero, invece, il pieno coinvolgimento.
Sull’onda dello scandalo, tra manifestazioni di indignati e proteste di piazza, il Guatemala ha scelto ancora una volta la via più facile, quella delle promesse altisonanti, dei milioni di posti di lavoro e di una luminosa vittoria sulla corruzione. Promesse da politici, della durata di un comizio. Il risveglio per il Guatemala, si prospetta ben arduo.

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